
Un incontro che mi ha fatto riflettere
La settimana scorsa un’amica di mia figlia (hanno entrambe 15 anni) è venuta a pranzo da noi e ha passato il pomeriggio con lei.
Durante il pranzo, è saltato fuori l’argomento delle stranezze e l’amica ha confessato di avere un profondo interesse per la magia e la stregoneria. Immagino sapesse già qualcosa di me e di ciò che faccio tramite mia figlia (oltre al fatto che l’altare con candele e ossa piazzato proprio al centro della casa è un indizio non da poco) e stesse sondando con delicatezza se potessi esserle d’aiuto.
Ovviamente sono sempre felice di parlare di magia, e ero sinceramente curiosa di capire cosa avesse acceso il suo interesse, dove questa nuova generazione vada a cercare risposte e una guida.
Quello che ho scoperto mi ha fatto davvero riflettere: contrariamente a ciò che potremmo pensare, queste giovani streghe probabilmente hanno davanti un inizio più difficile del nostro.
La mia (debosciata) adolescenza
Sono attratta dalla magia da che ho memoria, già da prima ancora di frequentare la scuola, ma ho iniziato a cercare seriamente materiale per formarmi quando avevo circa 14 anni e potevo finalmente andare in biblioteca da sola o ordinare libri “sospetti” in libreria sotto lo sguardo torvo dei commessi. Era l’alba del nuovo millennio e in Italia la stregoneria, anche nelle sue forme più “soft” e spirituali, NON era affatto mainstream.
Questo significava che il cammino verso la magia era davvero avvolto nel mistero e costellato di ostacoli da superare. Come in una fiaba moderna, noi appassionati e strambi inesperti dovevamo cercare i pochi libri disponibili nella nostra lingua (che spesso non erano nemmeno disponibili sugli scaffali), fare tentativi di ricerca sulla neonata internet (aspettando devotamente i 15-20 minuti necessari a caricare ogni pagina) per trovare qualche briciola d’informazione e scovare persone affini.
Ricordo di aver fatto cose che oggi terrorizzerebbero molti genitori: andare a incontri con persone mai viste prima (quasi tutte molto più grandi di me), viaggiare in città lontane e orientarmi con una mappa spiegazzata a 15 anni solo per partecipare a un evento, farmi prendere i documenti dalla polizia perché qualcuno aveva fatto una soffiata che “dei satanisti” stavano facendo chissà quali riti malvagi proprio lì.
Era folle e divertente, e molto spesso confuso, perché nessuno di noi aveva davvero idea di cosa stesse facendo, ma avevamo una missione: la magia era lì, da qualche parte, appena fuori dalla nostra portata, e noi eravamo determinati a trovarla.
L’eredità della generazione precedente
Riesco ancora a riconoscere chi ha attraversato lo stesso percorso formativo dalla loro abitudine ad arrangiarsi e dalla tendenza a lavorare sodo per costruire il proprio cammino magico, invece di aspettare che arrivi come un pacchetto pronto al consumo. Non credo che fosse perché noi fossimo più in gamba, ma semplicemente perché all’epoca le persone con una vera formazione si contavano sulle dita di una mano, e quindi finimmo per scoprire a nostre spese che la maggior parte di quelli che si spacciavano per maestri o guide stavano improvvisando, proprio come noi.
Ovviamente, da quel tipo di percorso derivano anche degli aspetti negativi, e uno dei principali è che molti di noi cresciuti in quell’ambiente non sono bravi nel lavoro di squadra o nella costruzione di comunità: per natura, siamo abituati a fare le cose a modo nostro, e qualsiasi restrizione o compromesso necessario ci fa scattare come cavalli ombrosi.
Le nuove generazioni e la magia accessibile
Lo so, sto divagando e probabilmente sembro una vecchia strega che se la prende con le nuvole, ma abbiate pazienza ancora un momento: c’è un punto a cui voglio arrivare.
Ho sempre pensato che le giovani streghe di oggi avessero la vita più facile, perché dal mio punto di vista l’abbondanza di pubblicazioni, corsi, eventi dal vivo e materiale gratuito è praticamente ciò per cui avrei ucciso da adolescente. Ed è vero che una buona parte di questo materiale non è di grande qualità, ma le cose buone ci sono, e non è nemmeno difficile trovarle. Anche nel mio paese, ormai, il numero di persone davvero esperte e rispettate non si conta più sulle dita di una mano.
La conversazione che mi ha fatto cambiare idea
Eppure, la breve conversazione che ho avuto con questa ragazza ha ribaltato tutte le mie convinzioni, in un istante.
Non mi ha sorpreso scoprire che fosse confusa (non lo eravamo tutti?) né che avesse iniziato provando a evocare demoni (non lo abbiamo fatto tutti?), ma ciò che mi ha scioccata davvero è stata la sua totale incapacità di trovare buone fonti che le dessero una direzione.
Questa ragazza intelligente non era stordita dall’eccesso di opzioni, non sapeva nemmeno che esistessero.
La sua introduzione alla stregoneria? Un paio di tizi piacioni con un imbarazzante canale YouTube sul paranormale che si spacciavano per esperti dell’occulto (e sì, se sembro giudicante, mi va bene così).

Sconfitta da un hashtag su WitchTok
Com’è possibile? Non abbiamo fatto tutto questo lavoro anche perché volevamo che chi sarebbe venuto dopo di noi avesse la strada più facile?
Abbiamo continuato a parlare un po’.
Ho scoperto qualcosa che già sospettavo, ma che non mi era mai apparso così chiaramente: l’impermeabilità quasi totale tra le varie piattaforme online, per quanto riguarda la condivisione e la ricezione di informazioni tra le diverse fasce d’età.
Queste nuove generazioni vivono molto nell’istante, e l’idea di essere in una sorta di “ricerca” non le galvanizza: non si entusiasmano all’idea di andare a caccia della pepita nella miniera scalcagnata, e il tipo di apprendistato che noi sognavamo probabilmente a loro sembra noioso o troppo impegnativo perché ne valga davvero la pena.
E non è perché non siano intelligenti o non vogliano lavorare sodo (solo chi non parla con qualcuno sotto i 25 anni da un decennio può crederlo), ma perché le grandi piattaforme digitali ci hanno fregato per anni, manipolando il nostro cervello, soprattutto il modo in cui accediamo ed elaboriamo le informazioni, e, anche se chiunque usi internet ne è colpito, le generazioni nate dopo l’avvento dei social ne subiscono le conseguenze in modo sproporzionato.
Ma ho scoperto qualcosa anche su me stessa.
Quando questa ragazza mi ha chiesto dove poteva trovare fonti e materiali affidabili, mi sono resa conto di non sapere bene cosa risponderle, perché ho percepito in quel momento che le cose che consiglio di solito non sono affatto pensate per le esigenze di questa generazione e che non avevo sentito il bisogno di seguire WitchTok o i vari influencer, anche solo per farmi un’idea di quali siano quelli più validi.
Per quanto abbiamo cercato di fare l’esatto opposto, sembra che in qualche modo abbiamo fallito nel tentativo di rendere la strada più facile per queste giovani streghe e io sono l’ultima a poter lanciare la prima pietra, visto che l’idea stessa di fare un video su TikTok mi fa venire l’orticaria.
La stregoneria oggi tra algoritmi e caos digitale
Sembra che la stregoneria oggi sia, come le notizie affidabili, nascosta sotto la pura sovrabbondanza di spazzatura digitale e algoritmi che spingono solo ciò che è al servizio del tipo di capitalismo cannibale che sta divorando le nostre democrazie e il nostro discernimento a velocità folle; e se è vero che l’occulto è per sua natura “nascosto”, questa verità che un tempo accendeva la scintilla della scoperta è ora sostituita da una cacofonia di intrattenimento al sapore di plastica che ti fa credere che sia tutto lì.
La fiaba non comincia nemmeno.
Non ci sono risposte in questo articolo, solo domande.
(E no: un video su TikTok non lo farò comunque.)
[Credits immagine principale: frame dall’anime “WitchWatch”]
