Molti di noi hanno una conoscenza almeno superficiale di quelli che di solito vengono chiamati i quattro pilastri della Stregoneria o, più recentemente, la Piramide delle Streghe: Sapere, Volere, Osare, Tacere.

Nell’era dei social media e dei frenetici tentativi di catturare l’attenzione, sempre più fugace, delle persone, l’ultima parte di questo invito, pronunciato per la prima volta dall’occultista Eliphas Levi in Magia Trascendentale, tende a perdere capacità persuasiva. Il silenzio, mio caro Eliphas, oggi non rende molto, a meno che non arrivi accompagnato da un balletto accattivante su TikTok e da un filtro che ti trasforma in gatto.

Eliphas, ne sono certa, avrebbe spaccato sui social.

Il valore del silenzio nella pratica magica

Ho sempre sottoscritto l’idea che la stregoneria, per definizione, non possa avere leggi in senso prescrittivo, ma solo osservazioni consolidate su cosa tende a funzionare e cosa no, e questo vale anche per l’ultima delle esortazioni contenute nella piramide: tacere riguardo al proprio lavoro magico.

Non credo che rivelare apertamente scopo e struttura di un incantesimo prima che esso abbia raggiunto il suo obiettivo finisca sempre male (alcuni tipi di incantesimi di seduzione o di maledizioni potrebbero persino sfruttare a proprio vantaggio l’effetto di avvertire in anticipo il proprio bersaglio), ma si può tranquillamente affermare che, in termini di efficacia, non è generalmente una buona idea.

Basta che funzioni 

In quanto arte che si occupa soprattutto di far funzionare le cose, indipendentemente da quanto possano apparire belle o caotiche o da quanto senso logico sembrino avere, la stregoneria non richiede lunghe spiegazioni filosofiche sul perché, in linea di massima, certe cose sembrino funzionare meglio di altre, né speculazioni sui motivi dietro a quella sensazione condivisa da molti secondo cui scegliere un certo modo di agire sembri semplicemente allinearsi meglio con le forze in gioco. Se funziona, chi se ne importa, giusto?

Eppure molti stregoni e streghe tendono a essere dei tipi un po’ nerd (dobbiamo dare la colpa ai GdR? O al fascino antico e universale dei libri contenenti magia proibita?), e così ci piace immensamente cercare di sbirciare dietro il sipario per intravedere cosa faccia girare gli ingranaggi della magia, per scrutare il misterioso dipanarsi dell’universo.

Gli incantesimi sono creature fragili

La maggior parte dei praticanti con cui ho discusso di questo argomento ha asserito di sentire che un incantesimo, soprattutto immediatamente prima e dopo essere stato lanciato, abbia bisogno di protezione da un’eccessiva esposizione. Come un germoglio ancora fragile che spunta dal terreno, o un soufflé capriccioso che si gonfia in forno, sembra che un incantesimo appena nato possa essere ucciso da troppa attenzione: ogni volta che il suo nome viene pronunciato è come un’annaffiatura eccessiva o un’ansiosa regolazione della temperatura.

Personalmente, sono giunta alla conclusione che un incantesimo è una creatura e, come tutte le creature, soprattutto quelle che non sono saldamente ancorate a un corpo fisico, può essere influenzata e modellata dalle opinioni, dai sentimenti e dalle aspettative degli altri. Questo processo, come qualunque genitore attento e premuroso potrebbe dirvi, è particolarmente rilevante quando si tratta di creature molto giovani, che devono ancora trovare la forma che desiderano abitare in questo mondo.

Vi è mai capitato di tenere per voi una nuova idea o un progetto nascente fino a quando non vi è sembrato abbastanza solido da resistere all’attenzione altrui e ai capricci del caso senza esserne distorto? Sono sicura di sì, e che quindi capiate bene di cosa sto parlando.

Intento, forma e ansia sociale

Quando un incantesimo viene al mondo è imbevuto di un intento adamantino ed è focalizzato su uno scopo preciso: non ha bisogno di fermarsi ad ascoltare ogni cosa che viene detta su di lui, di preoccuparsi che la forma che sta assumendo non corrisponda a quella che gli altri si aspettano o di confondersi con le emozioni contrastanti che gli vengono cucite addosso.

Vogliamo che il nostro incantesimo assuma la forma che funzionerà meglio al momento e che navighi con fierezza, o avanzi con civettuola sinuosità, verso il suo obiettivo. Non vogliamo certo che venga travolto da confusione esistenziale e da un’invalidante ansia sociale: a questo provvediamo già noi esseri umani, con rara maestria.

Silenzio per proteggere (anche) noi stessi

Ci sono però altri motivi per osservare il silenzio in magia, al di là delle preoccupazioni sull’efficacia. Motivi che potremmo aver creduto non più rilevanti nelle società democratiche contemporanee. E se lo abbiamo creduto, eravamo in errore.

L’assassinio di Charlie Kirk (se non sapete chi fosse vi invidio, consultate Google a vostro rischio e pericolo) ha agitato la comunità pagana la scorsa settimana, quando, poco dopo la diffusione della notizia della sua morte, ha cominciato a circolare sui social un articolo di una piattaforma online di media a indirizzo femminista, datato a qualche giorno prima. Nell’articolo le autrici descrivevano il processo di contattare streghe che offrivano i loro servizi su Etsy, per poi pagarle perché maledissero Charlie Kirk. Il tutto con un tono scherzoso, punteggiato da un sottotesto di speranza: “Eh, e se poi funzionasse?”.

Non posso linkare l’articolo perché, dopo il polverone iniziale, è stato rapidamente rimosso dal sito di Jezebel e la questione è stata affrontata con un comunicato pubblico.

Magia e discrezione in tempi moderni

Non sono qui per parlare di Charlie Kirk, della sua morte o per buttare lì qualche frase di circostanza sulla violenza politica; voglio invece usare questo esempio per spiegare perché la stregoneria si pratica meglio nel silenzio, anche nelle democrazie “occidentali” contemporanee.

Le conseguenze dell’articolo di Jezebel riassumono perfettamente gli effetti indesiderati che possono derivare dall’essere un po’ troppo aperti su ciò che bolle nel nostro calderone: persone prima indifferenti iniziano a chiedersi se vendere incantesimi debba essere legale, paure ataviche (e mai davvero sopite) cominciano a risvegliarsi persino negli animi dei più convinti razionalisti e i fondamentalisti religiosi sentono il profumo di un’opportunità d’oro.

Per quanto l’uomo o la donna moderni possano giurare di considerare la magia solo una specie di psicologia particolarmente colorata o, nel peggiore dei casi, un’illusione che colpisce persone con capacità intellettive sotto la media, c’è qualcosa di profondamente radicato in loro che li porta a reagire con una sana dose di cautela. Se non volete credere a me, provate semplicemente a chiedere a qualcuno se vi darebbe una ciocca di capelli perché possiate maledirlo. Scoprirete che pochissimi accetteranno e che la maggior parte di quelli che lo faranno saranno spinti più dal desiderio di dimostrare di essere al di sopra di certe cose che da un autentico disinteresse, come un bambino che stringe i denti prima di un’iniezione e poi giura di non aver mai avuto paura.

Magia accettata? Non proprio.

Nonostante gli sforzi per presentarla come un passatempo del tutto innocuo, alimentato da una spiritualità pura (e talvolta eccessivamente stucchevole), le democrazie più progressiste non sono ancora pronte ad accogliere davvero la magia e, se la stregoneria come religione (nelle sue molte varianti) ha trovato una certa accettazione, la pratica della stregoneria resta ancora saldamente ai margini.

Ricordare al grande pubblico esattamente PERCHÉ quella parte antica del loro cervello rifugge da ciò che facciamonon è una buona idea e, nell’attuale clima politico, offre ai fondamentalisti religiosi al potere la scusa perfetta per scatenare contro noi eretici il livello di discriminazione che hanno sempre sognato.

Uscire allo scoperto, ma con giudizio

Uscire allo scoperto (se la vostra società, il vostro lavoro e la vostra famiglia ve lo consentono) è una cosa meravigliosa e non vi sto affatto scoraggiando dal farlo, io stessa sto scrivendo pubblicamente di stregoneria sul mio sito con il mio nome ben in vista, ma gli incantesimi destinati a raggiungere il loro obiettivo non dovrebbero essere forgiati in un laboratorio stregonesco con la cucina a vista.

Attivismo e magia non sono la stessa cosa

“E cosa dire riguardo agli incantesimi legati all’attivismo, che dovrebbero ricercare la massima pubblicità e diffusione?”, posso immaginare che alcuni di voi si stiano chiedendo. Beh, il fatto è che attivismo e stregoneria sono due arti diverse che funzionano in modi differenti, e mi duole dirlo ma la stragrande maggioranza degli incantesimi concepiti per essere diffusi ovunque non è proprio ben concepita, dal punto di vista magico.

Personalmente trovo che persino campagne pubbliche come queste abbiano bisogno di un nucleo segreto, uno scheletro nascosto che le manovri, se vogliono avere qualche possibilità di colpire davvero il bersaglio: l’attenzione diffusa è il carburante, ma qualcosa che non è visibile al pubblico deve stare al timone.

Potreste dire che è un po’ subdolo nascondere il cuore di un lavoro magico proprio a coloro che dovrebbero essere nostri alleati, e potreste anche avere ragione, ma io sono una strega: cosa vi aspettavate?

Create. Incantate. Poi tacete.

Osservate la vostra vita e il mondo intorno a voi per decidere, con chiarezza, saggezza, un pizzico di malizia e un profondo senso di responsabilità, quali incantesimi creerete. Fatelo.
Poi state zitti.