C’è posto per gli uomini qui? – Gli spazi pagani e il disagio maschile verso la leadership femminile

Se, come me, frequentate da tempo gli ambienti pagani e magici, potreste aver notato che molto spesso, soprattutto al di fuori degli ordini più “tradizionali” con una chiara struttura gerarchica, le donne tendono a essere la maggioranza.

Per molto tempo questo si è tradotto nella solita formula, ancora osservabile nella maggior parte delle chiese cristiane: un leader uomo circondato da un gran numero di ancelle devote che si occupano della gestione quotidiana delle cose. Tuttavia, negli ultimi venti o trent’anni (a seconda del paese che si prende in considerazione) le cose hanno iniziato a cambiare e la leadership femminile è diventata sempre più comune in queste realtà.

Questo a me pare un fenomeno del tutto naturale e il risultato del progressivo empowerment delle donne: sorelle capaci hanno iniziato a comprendere che potevano, di fatto, essere leader, e le persone alla guida di queste comunità hanno iniziato a riflettere più fedelmente la proporzione tra i generi che è presente nelle comunità stesse.

Tuttavia, mi è sempre più chiaro che molti uomini, anche quelli che si presentano come “alleati”, non stanno prendendo molto bene questo cambiamento.

NOTARE UNA TENDENZA

Fin da quando ero soltanto un’adolescente agli inizi di questo percorso, ho sempre fatto parte di gruppi misti. Non per via di una qualche convinzione ideologica o posizione socio-politica, ma semplicemente perché in genere non sono interessata ai temi e alle pratiche che vengono solitamente esplorati negli spazi esclusivamente femminili.

In termini pratici, questo significa che la maggior parte dei gruppi che ho guidato erano composti da una maggioranza di donne e una piccola minoranza di uomini e, nel corso degli anni, ho notato una tendenza interessante.

Molto spesso gli uomini, soprattutto quando sono relativamente nuovi nel gruppo, si avvicinano a me per porre domande di questo tipo:

“Perché ci sono così tante donne?”

“C’è spazio anche per gli uomini?”

“Vorrei andare più a fondo in questo percorso ma mi chiedo se gli uomini siano davvero benvenuti…”.

Inizialmente queste reazioni mi hanno lasciata perplessa e ora capisco che la mia incapacità di interpretare questo fenomeno era dovuta al fatto lo stavo osservando attraverso la lente dell’esperienza femminile. Quando le donne esprimono disagio in uno spazio frequentato prevalentemente da uomini, di solito significa che hanno paura per la propria sicurezza o che si sentono discriminate in un qualche modo. Così ho cercato di capire perché questi uomini potessero avvertire queste sensazioni, anche se non riuscivo a individuare comportamenti (da parte delle donne che guidavano o frequentavano quegli spazi) o ragioni strutturali che le potessero generare. Ho parlato con loro e ho chiesto di chiarire cosa intendessero davvero con quelle osservazioni.

Ho imparato molto.

 

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QUELLO CHE DICONO VS QUELLO CHE INTENDONO

Ho scoperto che dietro quelle domande non c’era realmente una sensazione di paura per la propria incolumità o di non essere benvenuti, ma qualcosa di molto diverso. Questi uomini stavano sperimentando lo stesso disagio che le donne provano ogni volta in cui fanno parte di una realtà dove i ruoli di leadership sono occupati sistematicamente da uomini: qualcosa con cui noi ci confrontiamo ogni singolo giorno, pur rappresentando poco più della metà della popolazione, praticamente in tutti quei luoghi (fisici o meno) in cui il vero potere viene esercitato.

Ho capito che questi uomini chiedono “C’è posto per me qui?” non perché abbiano subito discriminazioni o siano stati fatti sentire indesiderati, ma perché, forse per la prima volta nella loro vita, si trovano a voler appartenere a uno spazio in cui il loro genere non è la norma implicita.

Quando dicono “Mi chiedo se gli uomini siano benvenuti qui”, quello che stanno davvero chiedendo è: “Potrei diventare un leader rispettato qui? C’è spazio per me ai vertici?”

Ho iniziato a rendermi conto che molti uomini entrano in una stanza, vedono che sono principalmente donne a mandare avanti le cose e, invece di arrivare alla conclusione naturale che una schiacciante maggioranza femminile tra i partecipanti si rifletta inevitabilmente anche nei ruoli di leadership di quella comunità, avvertono immediatamente il timore di non poter “fare carriera” o di non essere considerati membri altrettanto validi solo a causa del loro genere.

In breve, la loro reazione istintiva è la paura di ricevere lo stesso trattamento che è stato storicamente riservato alle donne nelle società patriarcali.

“QUESTA COSA MI METTE A DISAGIO: POTRESTE TENERMI LA MANO MENTRE ELABORO IL FATTO CHE NON SONO SEMPRE AL CENTRO DI TUTTO, OVUNQUE IO VADA?”

A volte queste domande rappresentano soltanto una reazione impulsiva a quel primo senso di disagio, che tende a dissolversi man mano che le persone si integrano nel gruppo e riescono a lasciar andare quella reazione istintiva in maniera sufficiente da essere in grado di percepire che sì, vengono effettivamente accolte e valorizzate esattamente come tutti gli altri.

Tuttavia, non è sempre così.

Alcuni uomini rendono chiaro che il disagio che provano è un problema che TU (ovvero la donna che ricopre quel ruolo di leadership) devi risolvere, e che tutto ciò che li circonda deve mutare per adattarsi alla loro sensibilità.

“Usare il plurale generico femminile per un gruppo composto al 90% da donne non è carino: perché non possiamo usare il plurale generico maschile (AKA il default), invece?”

“Perché ci sono così pochi uomini? Non dovreste impegnarvi deliberatamente per attirarne di più?”

“Perché esistono cerchi esclusivamente femminili? Non è giusto. Dovresti parlare con le donne che li organizzano e spiegare loro che noi uomini dobbiamo poter accedere agli spazi centrati sulle donne, così potrete insegnarci a essere migliori.”

“Perché non dovremmo avere anche cerchi esclusivamente maschili? Non potreste organizzarli voi per noi?”

Tutte queste sono cose che mi sono state dette da partecipanti uomini.

E se quando ero più giovane avevo la pazienza di sorridere e scegliere con attenzione le parole per aiutarli a decostruire e mettere in discussione il ragionamento dietro quelle pretese, oggi sento che la mia tolleranza verso questo tipo di comportamento si sta esaurendo.

Cari uomini che siete del tutto a vostro agio in un ambiente a prevalenza femminile fintanto che questo rimane a guida maschile, ma provate uno strano disagio quando la leadership cambia di genere, ho una cosa importante da dirvi: Dateci. Un. Taglio.

Imparate a gestire questo disagio senza trasformarlo in un problema per tutti gli altri: probabilmente nel processo imparerete qualcosa di molto prezioso.

Le donne presenti in quegli spazi vi devono soltanto la stessa cortesia, rispetto ed equità che estendono a chiunque altro: non sono lì per farvi da madri né per svolgere un qualsivoglia lavoro emotivo, spirituale o di autoconsapevolezza al posto vostro.

Le leader donne non sono lì per chiedervi perdono della loro mancanza di un pene e per fare ammenda sforzandosi di costruire la realtà che voi preferireste, mentre restate seduti ad aspettare che vi venga consegnata tra le mani. Se sognate una comunità pagana maschile più numerosa, vivace, sana e intraprendente, rimboccatevi le maniche e datevi da fare.

E a tutti quegli uomini che hanno provato questa reazione istintiva, l’hanno riconosciuta per quello che era e l’hanno volutamente messa da parte, o che non si sono mai nemmeno posti il problema: spero che il futuro che sta davanti a noi avrà sempre di più il vostro volto.

 

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Diana

DIANA - Le storie, le maschere e il corpo della dea

Diana

Le acque del lago di Nemi risplendono, apparentemente placide, sotto la luce del sole primaverile. Le rive erbose si estendono in un largo abbraccio e, più in là, si scorgono le pendici del bosco, intricato ed austero, che si estende fino a dove l’occhio può arrivare, incontrando il cielo sul margine dell’antico cratere vulcanico.

Quello di Nemi è stato a lungo uno dei santuari più conosciuti e frequentati del mondo antico, la via Appia, che vi passava a fianco, era ingombra dei carri dei pellegrini, delle mani tese dei mendicanti, delle botteghe che realizzavano gli ex voto e le speciali forme di pane da offrire alla dea. Vi si recavano mercanti e allenatori di gladiatori; imperatori e schiavi; uomini e donne; nobili e plebei; malati in cerca di cura e future spose; famiglie in lutto e giovani sfaccendati a caccia di donne.

Eppure, nonostante una frequentazione di migliaia di anni, l’area sacra di Nemi conserva intatte le proprie aree di silenzio, i luoghi dove il Mistero sussurra indisturbato. Nei boschi ombrosi pare ancora di scorgere la sagoma del rex, predatore e preda, che si nasconde da qualsiasi occhio umano, come i suoi innumerevoli predecessori; nelle acque buie e profonde riposano centinaia di lanterne, utilizzate per antichi riti di necromanzia; a nord, le grotte, luogo di accesso agli inferi, riposano immutate.

Qui è dove gli emarginati, i fuggitivi, potevano abbandonare la legge degli uomini e dedicare la propria vita alla dea, ai boschi e a un rituale di sangue; qui è dove i nostri antenati si recavano in cerca di rinascita; qui è dove i mondi si uniscono e si confondono, dove gli abissi toccano le vette.

Qui è dove anche gli dei venivano a morire.

Resta poco del grandioso tempio dal tetto d’oro, così come delle celle cariche di doni e del grande ninfeo di Egeria; ma il vero tempio, quello che i popoli antichi hanno venerato sin dal neolitico, è ancora lì: il corpo vivo di Diana, il nucleo e la mappa del Mistero è ancora a Nemi. E si nasconde in piena vista.

Sin da quando i primi segni di un ritorno agli antichi politeismi si sono manifestati in Europa, Diana ha ricoperto un ruolo centrale e multisfaccettato.

Se nel medioevo veniva presa in considerazione quasi esclusivamente in quanto simbolo di castità e purezza, durante  il periodo romantico si ha una riscoperta del suo aspetto più selvaggio, che ben si accompagnava ad un ritrovato gusto per l’irrazionale: le selve, la luna, la notte… sono tutti elementi che abbondano nelle espressioni artistiche e letterarie di questa fase storica. 

Dal punto di vista più specifico della storia dei movimenti neo-pagani e della wicca (che, ovviamente, si inseriscono a pieno diritto all’interno di questa fase storica e le cui origini si collocano proprio in questo massiccio mutamento culturale (1)), il confluire degli studi di C.G. Leland nella zona tosco-emiliana (2), di “White Goddess” di Graves (3) e, successivamente, delle riflessioni di Z. Budapest (4), concorrono ad assicurare a Diana un ruolo centrale nei miti di fondazione e nell’ortoprassi della wicca gardneriana.

In tempi più recenti, una massiccia opera di divulgazione e di rielaborazione delle cosiddette tesi legate alle “Civiltà della Dea” e al matriarcato in epoca pre e proto-storica (tesi che, a intermittenza, sono state sviluppate dalla fine del ‘700 fino agli anni ’40) e la comparsa di nuove forme di “stregoneria italiana” provenienti dagli Stati Uniti hanno portato a nuove rielaborazioni della figura di Diana. Questa Dea viene presentata, da una parte, come antica dea madre italica, legata a un culto prettamente femminile e coinvolta in una relazione con un paredro “vegetale”, che ricalcherebbe il modello Ishtar-Tammuz e le teorie di Frazer (5); dall’altra, come potente dea della streghe, onorata in sud Italia (particolarmente in Sicilia) tramite un culto millenario che precederebbe l’arrivo dei coloni greci e le cui caratteristiche sarebbero state trasmesse oralmente sino ai giorni nostri, per essere custodite e divulgate nelle terre di oltreoceano (6).

In tutto questo, verrebbe da chiedersi, dov’è Diana?

È la fanciulla vergine e casta, eppure infinitamente conturbante, dei nostri antenati medioevali? È la signora dei luoghi selvaggi, delle belve e dei sacrifici di sangue? È solo un calco italico dell’Artemide greca? È la madre che presiede a un culto agricolo, oppure è la vergine indomabile dei riti legati alla caccia? È la signora delle donne e della stregoneria, oppure è connessa ad antichi riti iniziatici maschili?

La dea sembra prendersi gioco di noi e divertirsi a nascondersi dietro le infinite maschere che le vengono apposte: inafferrabile e libera da ogni costrizione, non manca mai di ribellarsi ai gioghi che le vengono imposti da chi non riesce a rispettarne l’essenza autentica (che è, per propria natura, avversa ai confini) lasciando dietro di sé, come oggetto di adorazione, solo un simulacro delle altrui idee e convinzioni.

Il luogo di culto principale di Diana si trovava nei pressi dell’antico centro di Aricia, sul lago di Nemi. Luogo di immenso valore storico, in cui si sono dispiegate importanti vicende legate agli albori della Repubblica Romana e alla fusione con le genti latine e in cui si sono esplicitate le tensioni e le inquietudini che hanno caratterizzato l’inizio dell’impero. Ma la sacralità di questo luogo affonda le proprie radici in tempi ben più remoti, con tracce di frequentazione e di culto risalenti almeno all’età del bronzo, se non all’epoca neolitica.

Questa tendenza a voler imbrigliare la natura della dea, a piegarla per rispondere a interessi o a visioni del mondo in contrapposizione tra loro, si esplicita anche nel mondo della ricerca accademica, dove troviamo una dea delle donne originariamente estranea alla caccia (come negli studi di Wissowa (7)), oppure una divinità strettamente connessa a riti tribali di successione del potere o, ancora, un calco culturale che accoglie, quasi passivamente, le caratteristiche di dee straniere come Artemide e Ecate.

Gli studi e i record archeologici più recenti hanno da tempo dimostrato come l’idea di una Diana come dea prettamente femminile non sia sostenibile (8) e anche le tesi frazeriane, basate sul comparativismo estremo, che ne volevano fare una delle tante dee madri, legate a culti agresti, sono state da tempo accantonate. Persino l’etichetta di “potnia theron”, tanto in voga nell’ultimo secolo, è tutt’altro che chiara e significativa dal punto di vista storico (9). Cosa ci rimane in mano?

Il mio percorso accademico come archeologa non mi ha portata a cercare di rispondere a questa domanda utilizzando gli strumenti della mia formazione (le fonti scritte, le evidenze materiali e il lento lavoro della ricostruzione storica), finché questa dea non ha fatto sentire la sua presenza nella mia vita. Fu allora che tutto cambiò e che i due cammini che percorrevo da anni, come accademica e come praticante di magia, iniziarono a convergere e che questa domanda cessò di essere soltanto storica. Divenne personale.

Circa quindici anni fa decisi di ascoltare la chiamata di Diana e di sbirciare dietro la porta che aveva aperto per me, ed è così che è iniziato il viaggio più magico della mia vita. 

A dire il vero, inizialmente non ero proprio convinta. Ero ancora una giovane praticante, anche se avevo già diversi anni di esperienza alle spalle, e una giovane donna confusa. Diana non era “di moda” all’epoca (la Dea Madre era sulla bocca di tutti) e, come molti, avevo assorbito passivamente l’idea diffusa che il suo culto fosse esclusivamente centrato sulle donne, il che non era quello che stavo cercando. (10)

C’erano anche alcune cose molto spiacevoli che stavano accadendo nella mia vita e che mi avevano convinta di dover diventare più docile, di dover reprimere le parti più selvagge di me e incarnare un diverso modello di femminilità per diventare “una persona migliore”.

Poi arrivò Diana.

Incontrare i diversi volti della dea mi ha portata a svelare, accettare e amare tutte le parti di me stessa e a comprendere i misteri divini in un modo che va così oltre le graziose banalità che spesso si scambiano nei contesti “spirituali” da rendere ogni tentativo di descriverlo a parole quasi senza speranza.Come si può parlare di una magia che parla nel sangue e nelle ossa, che si sposta e si muove attraverso i secoli come l’essere vivente che è, sempre diversa ma sempre essenzialmente la stessa?
Come si può spiegare lo shock e la meraviglia che ti travolgono quando le cose in cui ti rendi conto di aver creduto solo vagamente sono improvvisamente lì, come forze attive che si manifestano nella tua vita e la cambiano per sempre.

Come si può parlare dei Misteri senza renderli meno di ciò che sono?

La verità è che non si può. Ciò che ho imparato in tutti questi anni è che si può solo mostrare la porta, come Diana fece per me e il Coniglio Bianco per Alice, e lasciare che curiosità e coraggio facciano il resto.

Questo è ciò che è accaduto a me ed è ciò che cerco di fare per gli altri quando condivido il mio cammino e la mia pratica con Diana Nemorensis: apro la porta, ma il viaggio è soltanto loro.

Se desideri scoprire tutti i dettagli sul Percorso di Diana e su come puoi muovere i primi passi su questo sentiero, clicca sul pulsante per scaricare la guida in PDF

Scopri di più sul Percorso di Diana

  1. R.Hutton “The Triumph of the Moon”, 1999
  2. C.G. Leland “Aradia, or the Gospel of the Witches”, 1899; “Etruscan Roman remains in popular tradition”, 1892.
  3. R. Graves “The White Goddess”, 1948.
  4. Z. Budapest, autrice e attivista, fondatore della tradizione Dianica.
  5. M. Marconi “Riflessi mediterranei della più antica religione laziale”, 1937.
  6. Le pubblicazioni che divulgano questo tipo di false credenze sono troppo numerose per essere elencate qui. R. Grimassi può tuttavia essere considerato uno dei principali sostenitori di questa tesi.
  7. G. Wissowa “Diana”, RE vol.5, 1905; “Religion und kultus der Romer” Munchen, 1912.
  8. Tra gli altri: C.M.C. Green “Roman religion and the cult of Diana at Aricia”, Cambridge 2007; Coarelli, Ghini, Diosono, Braconi “Il Santuario di Diana a Nemi”, 2014; F. Diosono “Nemi, nascita di un luogo sacro e del suo mito”, 2014; E. Malaspina “Diana nemorensis vs Diana aventinensis”, 1995; M. Moltesen “Diana and her followers in a late republican pediment from Nemi”, 2009; M. Nielsen and A.Rathje “Artumes in Etruria”, 2009.
  9. M.L. Nosch “Approaches to Artemis in Bronze Age Greece”, 2009.
  10. Per ragioni che mi sfuggono, tendo ad apprezzare la presenza maschile (tanto quanto quella femminile) e ho sempre preferito lavorare in gruppi misti. Sono anche, per mia disperazione, irrimediabilmente eterosessuale. 


love spells

Incantesimi d'amore? Parliamone

love spells

Chiunque abbia mai offerto i propri servizi magici su commissione, insegnato magia o anche solo dato un’occhiata distratta alla sezione esoterica della libreria sotto casa sa che gli incantesimi d’amore sono in cima alla lista delle cose che le persone cercano quando decidono di passare al lato oscuro della Forza e affacciarsi al mondo dell’occulto.

Dall’esperienza quotidiana delle storie d’ufficio e delle gioie e tribolazioni di Tinder, alle fantasie hot su licantropi palestrati con un passato tormentato e tendenze da stalker, o su tradwives dalla voce dolce che hanno sfornato sei figli ma sembrano ancora naturalmente ventenni e NON VEDONO L’ORA di ascoltare ogni dettaglio della tua battuta di pesca, una cosa è chiara: tutti vogliono amore e connessione.

Anche se le nostre idee su come dovrebbe essere una relazione romantica possono differire, il desiderio di trovare qualcuno che ci ami e che tenga a noi è un bisogno radicato in profondità nelle nostre anime.

E ogni volta che c’è un desiderio forte, la magia è pronta a seguirlo.

Non dovrebbe sorprendere, quindi, che gli incantesimi d’amore siano probabilmente il tipo di incantesimo più popolare in assoluto. Se non mi credi, vai a parlare con chi gestisce un negozio esoterico, perché a prescindere da ciò che dicono i libri più popolari e da ciò che le persone sono disposte ad ammettere in pubblico, le cose che vendono di più nella magia sono le stesse da tempo immemorabile: amore e maledizioni. Di solito in quest’ordine.

Tuttavia, le informazioni che si possono trovare sugli incantesimi d’amore spaziano molto spesso da sciocchezze new age annacquate, che hanno la stessa probabilità di funzionare di quante ne ho io di diventare il nuovo Papa, a roba decisamente malevola e tossica che non augurerei al mio peggior nemico, con ben poco nel mezzo.

Perché ciò di cui molti non si rendono conto è che esistono tanti tipi diversi di incantesimi d’amore, e alcuni di essi sono vere e proprie maledizioni che possono avere conseguenze ancora più devastanti sulla vita sia del bersaglio sia dell’operatore rispetto a una maledizione concepita direttamente per fare del male.

Significa forse che TUTTI gli incantesimi d’amore sono maledizioni? Certo che no. 

È proprio per questo che comprendere i diversi tipi di incantesimi d’amore e il loro funzionamento è fondamentale.

Voglio solo incontrare qualcuno

A volte ciò che le persone cercano è più simile a iniettare nuova linfa nella propria vita sociale e incontrare persone nuove e interessanti, tra le quali potrebbero nascondersi candidati promettenti per avventure romantiche e interludi piccanti. Non stanno necessariamente cercando l’amore della loro vita e potrebbero semplicemente voler passare un buon momento e fare esperienze positive in vari tipi di relazioni.

L’incantesimo che risponde a questa esigenza è simile a quello che di solito viene chiamato incantesimo di “apertura delle strade” (o “road opening”), che agisce aprendo possibilità e portando il potenziale di un cambiamento positivo in una situazione stagnante. Non ha un bersaglio diretto, né agisce sull’operatore per aumentarne l’attrattiva. Il suo scopo è aggiustare qua e là le circostanze affinché il potenziale di nuove e promettenti interazioni sociali, con una sfumatura romantica o sessuale in questo caso, possa presentarsi.

È un tipo di incantesimo a basso rischio, ma può essere incredibilmente efficace.

Sorgi e Splendi

Chi non vuole giocare le proprie carte migliori? Tutti vorremmo andare a un appuntamento con la certezza che l’altra persona ci vedrà al nostro meglio, ed è esattamente questo l’obiettivo di questo tipo di incantesimo.

Questi incantesimi funzionano potenziando temporaneamente le nostre qualità migliori e permettendo loro di brillare in modo più luminoso e chiaro. È come indossare il vestito che ti dona di più tra quelli che hai nell’armadio: non crea un’illusione facendoti percepire qualcosa che non esiste, ma ti mostra sotto la luce più favorevole. Alcune forme di glamour sottile funzionano così, così come benedizioni particolari ricevute da divinità o altre entità potenti.

È un tipo di incantesimo a basso rischio e può essere utile per lavori a breve termine, ma non “regge” a lungo, se non viene costantemente rinforzato, cosa che comunque sconsiglio, perché vogliamo comunque essere conosciuti per la totalità di ciò che siamo.

Essere irresistibile

Alcuni ci nascono, ma la maggior parte no. Parlo di quel carisma magnetico che ti fa fissare qualcuno dall’altra parte di una stanza affollata, che satura l’aria con la forza della sua presenza e ti costringe a notarlo, e che ti fa pensare di non averne mai abbastanza della sua compagnia, anche se non sapresti bene spiegare il perché.

Il più delle volte, un carisma potente non riguarda tanto la persona in sé quanto l’illusione che vediamo quando la osserviamo. Questo vale anche nel campo della seduzione.

Esistono incantesimi il cui scopo è tessere un bozzolo di illusione intorno a te, per farti proiettare un’aura estremamente attraente e magnetica che non è progettata intrinsecamente per colpire persone specifiche, ma che può essere canalizzata e direzionata, attraverso l’azione e l’attenzione focalizzata, verso qualcuno in particolare.

Finché vengono gestiti con un minimo di buon senso (per esempio evitando di lanciare un incantesimo del tipo “Hai BISOGNO di saltarmi addosso, ADESSO!” e poi fare una passeggiata nell’ala dei detenuti violenti di un carcere) sono generalmente incantesimi con un livello di rischio medio. 

Tieni presente però che, al di là dell’opportunità di gettare l’amo e farti notare, questo non è il tipo di lavoro magico che probabilmente porterà a una relazione sana ed equilibrata, ed è anche piuttosto probabile che attiri attenzioni indesiderate e incoraggi comportamenti sopra le righe nei bersagli, siano essi intenzionali o accidentali.

LOVE SPELLSpractical magic

Un giorno il mio principe, o la mia principessa, arriverà

Hai presente quella scena di “Amore e Incantesimi” in cui la giovane protagonista raccoglie fiori e petali elencando tutte le qualità che il suo partner ideale dovrà avere? È un esempio perfetto di questo tipo di incantesimo d’amore.

L’obiettivo non è attirare una persona specifica, ma una persona con determinate qualità o caratteristiche. È, almeno a mio parere, una forma di legamento leggero in cui l’operatore tira i fili del destino affinché una persona con le qualità desiderate entri nella sua vita e i due vengano spinti l’uno verso l’altra.

È difficile definire il livello di rischio di questo incantesimo, perché spesso c’è un abisso tra ciò che VOGLIAMO e ciò di cui abbiamo BISOGNO, ma in generale lo collocherei a un livello di rischio medio, poiché i suoi risultati sono di solito meno distruttivi rispetto al forzare una persona specifica a stare con te a qualunque costo. Ricorda però che, per quanto tu possa aver idealizzato il tuo futuro partner, la persona che si presenterà sarà reale, con tutto ciò che questo comporta, nel bene e nel male, e non un personaggio uscito dalle tue fantasie.

Quando ero una strega molto giovane lanciai uno di questi incantesimi, che mi fece incontrare mio marito, quindi, anche se non è qualcosa che consiglierei alla maggior parte delle persone, ammetto che potrei avere un debole per questo tipo di magia. 

Amanti da legare 

Eccoci qui: il legamento d’amore. Questo è, purtroppo, il tipo di incantesimo che la maggior parte delle persone cerca: quello che legherà a te una persona specifica e applicherà una forte pressione affinché stiate insieme, come coppia romantica o almeno costretti a orbitare l’uno intorno all’altra in qualche modo, per tutto il tempo in cui l’incantesimo resterà attivo.

Anche quando viene eseguito con il consenso di entrambe le parti, e molti rituali matrimoniali sono forme di legamento consensuale con diversi livelli di intensità, questo tipo di incantesimo può essere distruttivo. Lanciarlo su un bersaglio non consenziente equivale a invitare nelle vite di entrambi comportamenti tossici, squilibrati, ossessivi e talvolta persino violenti.

La magia non può generare l’amore, può solo creare le circostanze adatte affinché esso possa germogliare. Quando dici “al diavolo le circostanze adatte, voglio che succeda, a qualunque costo!”, ciò che stai generando non è amore, ma ossessione. E l’ossessione non è amore.

Non entrerò nel merito dell’etica della cosa (spoiler: penso che sia sbagliato) perché le prediche raramente dissuadono qualcuno deciso a tentare un incantesimo per qualcosa che lo ossessiona. Offro solo uno spunto di riflessione: scambiare l’ossessione per amore è il tipo di errore fatale che spinge le persone ad abusare, o persino uccidere, i propri partner.

Considero questo un incantesimo ad alto rischio e, cosa forse ancora più importante, non ho mai visto un caso in cui lanciarlo su un soggetto non consenziente sia finito bene. Finisce sempre male.

Amami fino alla morte

A questo punto sarà chiaro che stiamo salendo verso il culmine della tossicità, e questo è davvero il peggiore tra i peggiori. Questo tipo di incantesimo è una vera e propria maledizione, e pure di quelle brutte. 

Tecnicamente si tratta di legamenti con un sistema di punizione integrato per la vittima. Chi compie questa magia si assicura che ogni volta che il bersaglio tenta di opporsi alla forza dell’incantesimo ne soffra, e continui a soffrire finché non si deciderà a cedere. Nell’antica Grecia questo tipo di incantesimo era chiamato agogé ed era piuttosto diffuso, soprattutto al fine di costringere giovani donne (o ragazzi) di buona famiglia a ignorare norme sociali e inclinazioni personali e a presentarsi alla porta dell’operatore, o del cliente che aveva commissionato l’incantesimo, per concedersi sessualmente. Molti esempi di questo tipo di maledizione vengono analizzati nel mio corso sulle defixiones.

A seconda di come l’incantesimo è congegnato, la punizione può manifestarsi sotto forma di incubi intensi, problemi di ordine fisico o, nei casi più estremi, persino della morte del soggetto. Personalmente, ho notato che chi tenta questi incantesimi spesso lo fa perché pensa, apertamente o a livello subconscio, che la sofferenza che viene prospettata al bersaglio sia solo una metafora esagerata dei dolori dell’amore. Non lo è.

Si tratta di un tipo di magia orribile, che porta con sé tutti i rischi e le implicazioni di un legamento e vi aggiunge una generosa dose di sadismo.

Questo è il modo in cui personalmente categorizzo ciò che di solito chiamiamo incantesimi d’amore, anche se, come avrai intuito, alcuni di essi hanno ben poco a che fare con l’amore.

Spero che chiunque legga queste parole trovi il tipo di amore di cui ha davvero bisogno e lo porti nel mondo e nelle vite delle persone intorno a sé.


Una guida rapida alla stregoneria politica

Viviamo tempi oscuri ed è probabile che le cose peggioreranno prima di migliorare. Molte persone sentono il richiamo a usare la magia come strumento di lotta in ambito politico e sociale, ma gli incantesimi collettivi e i consigli che circolano online e sui social media sono, molto spesso, deludenti.

Questo genere di cose andrebbe fatto come si deve, adottando le giuste precauzioni per ridurre al minimo i rischi per te e per gli altri e massimizzandone l’efficacia. È proprio di questo che tratta questa guida essenziale.

Prima di iniziare, ricordiamo che questa è una guida all’AZIONE MAGICA (incantesimi, divinazione, petizioni, ecc.) e che non sto in alcun modo incoraggiando la violenza fisica, di qualsiasi genere.
Dopotutto, è opinione largamente condivisa che la magia sia solo una fesseria per boccaloni, giusto? Quindi non è che possa recare realmente danno a qualcuno. Bene, chiarito questo punto, torniamo alla guida.

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Regola numero uno: non indirizzare incantesimi aggressivi direttamente contro il “capo supremo”.

Queste figure godono quasi sempre di ampie protezioni (anche solo grazie all’adorazione delle masse) e questo tipo di incantesimi può funzionare solo se sostenuto da un’enorme quantità di potere (no, un singolo praticante, per quanto abile, non basta) e se disponi di legami solidi con il bersaglio (come capelli, firme scritte a mano, indumenti usati ecc.) cosa particolarmente difficile da ottenere per persone di questo tipo.

È un tipo di incantesimo che ha un’altissima probabilità di ritorcersi contro chi lo lancia.

Questo significa che non dovresti mai, in nessun modo, prendere di mira il “capo supremo”? Dipende. In linea generale, influenzarlo direttamente è difficile, ma puoi avere più successo se, invece di usare un incantesimo aggressivo, ne costruisci uno che non venga “riconosciuto” come un attacco e se riesci ad alimentarlo con le emozioni e l’intento di un gran numero di persone (questo è uno di quei casi in cui la quantità fa davvero la differenza).

Studiare il bersaglio: vanità, impulsi e convinzioni

Studia il tuo bersaglio:

  • cosa lo fa reagire?
  • quali sono le sue vanità?
  • quali sono le cose che lo spingono ad agire d’impulso, perché deve farlo?
  • quali sono le sue convinzioni radicate?

Un incantesimo che sfrutti credenze profonde già esistenti e comportamenti consolidati difficilmente verrà percepito come una minaccia e ha molte più probabilità di riuscire, purché venga costruito con estrema attenzione rispetto all’obiettivo finale.

Per esempio, un leader narcisista, patologicamente convinto che tutti lo amino e che non possa mai sbagliare, è particolarmente incline ad accogliere il suggerimento che debba fare una certa cosa e che tutti lo ameranno per questo.

In questi casi, puoi usare un incantesimo di influenza per indirizzarlo proprio verso quell’unica azione che sai che la stragrande maggioranza delle persone non potrà nè perdonare né approvare, oppure verso una decisione avventata che potrebbe causarne la rovina.

Immaginiamo ad esempio che qualcuno che voleva opporsi a Napoleone, sapendo che la decisione di invadere la Russia in inverno sarebbe probabilmente stata fatale e conoscendo l’arroganza e l’impetuosità del leader, avesse fatto circolare dei pamphlet, potenziati tramite la magia, in cui suggeriva che Bonaparte aveva in realtà troppa paura dell’esercito dello zar per fare questo passo. Quando si tratta di magia politica, la propaganda può spesso essere il fusto della freccia e l’incantesimo che la direziona e la rende più efficace la sua punta.

L’incantesimo con un doppio volto

Valuta la possibilità di ideare un incantesimo con un doppio volto, soprattutto se vuoi fare affidamento sulla forza di grandi gruppi di persone e desideri che il tuo lavoro “diventi virale” in qualche forma.

Questo significa che l’incantesimo dovrebbe avere:

  • una struttura interna, conosciuta solo da te o da un numero ristretto di persone
  • una facciata pubblica, più semplice, destinata a essere condivisa con un pubblico più ampio

Questa facciata pubblica può essere apertamente magica (per esempio un incantesimo essenziale o un sigillo condiviso con altri praticanti affini).
Tieni presente che se scegli di dare al tuo incantesimo una facciata pubblica a carattere magico devi valutare la natura di questa facciata con molta attenzione: i praticanti di magia e stregoneria godono già di una cattiva reputazione e le ripercussioni negative su questa comunità di un incantesimo apertamente aggressivo possono facilmente superare qualsiasi potenziale vantaggio.
In alternativa, la soluzione spesso più saggia è quella di optare per una facciata che può apparire del tutto ordinaria. I meme, per esempio, sono un ottimo mezzo per diffondere intenti nascosti.

Questo approccio presenta numerosi vantaggi:

  • mantiene segreto il vero motore dell’incantesimo agli avversari (rendendolo più difficile da contrastare)
  • evita che il focus del lavoro si disperda a causa delle “troppi cuochi che rovinano il brodo”
  • consente comunque di beneficiare della potenza generata dalle masse

Infiltrazione e diffusione indiretta

Se sei particolarmente abile nel muoverti in maniera subdola, puoi prendere in considerazione l’idea di infiltrarti negli spazi più frequentati da chi sostiene i tuoi avversari e strutturare l’incantesimo in modo tale che siano loro stessi a diffonderlo.

Questo è particolarmente efficace se il tuo obiettivo riguarda l’esercitare influenza su queste persone e sulle strutture di potere in cui sono inserite.

A titolo di esempio:

  • vendere o distribuire merchandising incantato in modo specifico durante eventi pubblici
  • condividere meme apparentemente innocui (ma animati da un intento magico nascosto) in determinati spazi digitali

Colpire l’entourage, non chi detiene il trono

Ricorda che anche i più grandi “pezzi grossi” di solito iniziano a crollare dai piedi.

Osserva il loro entourage:

  • chi è amareggiato e pensa di meritare di più?
  • chi ha dei dubbi?
  • chi è instabile e incline ad agire senza riflettere?
  • chi ha interessi diversi in gioco?

Questi gregari hanno quasi sempre difese molto più basse contro l’azione magica e sono quindi bersagli più facili per incantesimi diretti. Studia il loro ruolo e la loro funzione nella struttura di potere e pianifica di conseguenza.

PUOI LEGGERE ANCHE: Fai quell’incantesimo. (E tieni la bocca chiusa)

Giustizia, etica e divinazione

Fare appello alla “Giustizia” è un’arma a doppio taglio, soprattutto quando si lavora con spiriti e divinità di culture ed epoche diverse: una divinità babilonese, per esempio, probabilmente non vedrebbe nulla di sbagliato in un sovrano assoluto che cerca di annientare la propria opposizione.

Assicurati quindi di formulare le tue richieste in modo tale che gli spiriti abbiano un interesse diretto nella questione (per esempio, una divinità protettrice degli stranieri sarà spesso ben disposta ad aiutare in azioni magiche volte a proteggere i migranti).

Non concentrarti esclusivamente sulla magia aggressiva. La stregoneria può essere usata anche per:

  • sostenere candidati alternativi (non devi amarli, devono solo essere migliori dell’alternativa)
  • proteggere e rafforzare individui, organizzazioni e gruppi in grado di portare avanti la lotta

La divinazione è tua alleata, soprattutto quando vai ad agire su situazioni in cui le conseguenze impreviste possono causare danni enormi. Usala per esplorare diverse strade, ricevere indicazioni strategiche e scegliere il percorso di azione con il miglior bilancio tra costi e benefici.

Ricorda: ogni azione ha molteplici potenziali conseguenze. La difficoltà sta nel raggiungere un giusto equilibrio tra il considerare queste potenzialità in maniera responsabile, rispettando la tua etica personale, senza però restarne paralizzati.

E, soprattutto, ricorda che non c’è nulla di male nell’essere arrabbiati (e a volte è persino necessario), purché la rabbia non ti renda stupido, colmo di odio o crudele.

Di questa roba, nel mondo, ce n’è già fin troppa.

 

Se questo articolo ti è piaciuto e se vorresti esplorare più a fondo i trucchi e le strategie della magia di aggressione, ti consiglio di dare un’occhiata al corso “La Tecnologia Magica delle Defixiones”.


Le giovani streghe sono confuse?

Un incontro che mi ha fatto riflettere

La settimana scorsa un’amica di mia figlia (hanno entrambe 15 anni) è venuta a pranzo da noi e ha passato il pomeriggio con lei.
Durante il pranzo, è saltato fuori l’argomento delle stranezze e l’amica ha confessato di avere un profondo interesse per la magia e la stregoneria. Immagino sapesse già qualcosa di me e di ciò che faccio tramite mia figlia (oltre al fatto che l’altare con candele e ossa piazzato proprio al centro della casa è un indizio non da poco) e stesse sondando con delicatezza se potessi esserle d’aiuto.
Ovviamente sono sempre felice di parlare di magia, e ero sinceramente curiosa di capire cosa avesse acceso il suo interesse, dove questa nuova generazione vada a cercare risposte e una guida.
Quello che ho scoperto mi ha fatto davvero riflettere: contrariamente a ciò che potremmo pensare, queste giovani streghe probabilmente hanno davanti un inizio più difficile del nostro.

La mia (debosciata) adolescenza

Sono attratta dalla magia da che ho memoria, già da prima ancora di frequentare la scuola, ma ho iniziato a cercare seriamente materiale per formarmi quando avevo circa 14 anni e potevo finalmente andare in biblioteca da sola o ordinare libri “sospetti” in libreria sotto lo sguardo torvo dei commessi. Era l’alba del nuovo millennio e in Italia la stregoneria, anche nelle sue forme più “soft” e spirituali, NON era affatto mainstream.
Questo significava che il cammino verso la magia era davvero avvolto nel mistero e costellato di ostacoli da superare. Come in una fiaba moderna, noi appassionati e strambi inesperti dovevamo cercare i pochi libri disponibili nella nostra lingua (che spesso non erano nemmeno disponibili sugli scaffali), fare tentativi di ricerca sulla neonata internet (aspettando devotamente i 15-20 minuti necessari a caricare ogni pagina) per trovare qualche briciola d’informazione e scovare persone affini.
Ricordo di aver fatto cose che oggi terrorizzerebbero molti genitori: andare a incontri con persone mai viste prima (quasi tutte molto più grandi di me), viaggiare in città lontane e orientarmi con una mappa spiegazzata a 15 anni solo per partecipare a un evento, farmi prendere i documenti dalla polizia perché qualcuno aveva fatto una soffiata che “dei satanisti” stavano facendo chissà quali riti malvagi proprio lì.

Era folle e divertente, e molto spesso confuso, perché nessuno di noi aveva davvero idea di cosa stesse facendo, ma avevamo una missione: la magia era lì, da qualche parte, appena fuori dalla nostra portata, e noi eravamo determinati a trovarla.

L’eredità della generazione precedente

Riesco ancora a riconoscere chi ha attraversato lo stesso percorso formativo dalla loro abitudine ad arrangiarsi e dalla tendenza a lavorare sodo per costruire il proprio cammino magico, invece di aspettare che arrivi come un pacchetto pronto al consumo. Non credo che fosse perché noi fossimo più in gamba, ma semplicemente perché all’epoca le persone con una vera formazione si contavano sulle dita di una mano, e quindi finimmo per scoprire a nostre spese che la maggior parte di quelli che si spacciavano per maestri o guide stavano improvvisando, proprio come noi.
Ovviamente, da quel tipo di percorso derivano anche degli aspetti negativi, e uno dei principali è che molti di noi cresciuti in quell’ambiente non sono bravi nel lavoro di squadra o nella costruzione di comunità: per natura, siamo abituati a fare le cose a modo nostro, e qualsiasi restrizione o compromesso necessario ci fa scattare come cavalli ombrosi.

Le nuove generazioni e la magia accessibile

Lo so, sto divagando e probabilmente sembro una vecchia strega che se la prende con le nuvole, ma abbiate pazienza ancora un momento: c’è un punto a cui voglio arrivare.

Ho sempre pensato che le giovani streghe di oggi avessero la vita più facile, perché dal mio punto di vista l’abbondanza di pubblicazioni, corsi, eventi dal vivo e materiale gratuito è praticamente ciò per cui avrei ucciso da adolescente. Ed è vero che una buona parte di questo materiale non è di grande qualità, ma le cose buone ci sono, e non è nemmeno difficile trovarle. Anche nel mio paese, ormai, il numero di persone davvero esperte e rispettate non si conta più sulle dita di una mano.

La conversazione che mi ha fatto cambiare idea

Eppure, la breve conversazione che ho avuto con questa ragazza ha ribaltato tutte le mie convinzioni, in un istante.
Non mi ha sorpreso scoprire che fosse confusa (non lo eravamo tutti?) né che avesse iniziato provando a evocare demoni (non lo abbiamo fatto tutti?), ma ciò che mi ha scioccata davvero è stata la sua totale incapacità di trovare buone fonti che le dessero una direzione.
Questa ragazza intelligente non era stordita dall’eccesso di opzioni, non sapeva nemmeno che esistessero.
La sua introduzione alla stregoneria? Un paio di tizi piacioni con un imbarazzante canale YouTube sul paranormale che si spacciavano per esperti dell’occulto (e sì, se sembro giudicante, mi va bene così).

Sconfitta da un hashtag su WitchTok 

Com’è possibile? Non abbiamo fatto tutto questo lavoro anche perché volevamo che chi sarebbe venuto dopo di noi avesse la strada più facile?

Abbiamo continuato a parlare un po’.
Ho scoperto qualcosa che già sospettavo, ma che non mi era mai apparso così chiaramente: l’impermeabilità quasi totale tra le varie piattaforme online, per quanto riguarda la condivisione e la ricezione di informazioni tra le diverse fasce d’età.
Queste nuove generazioni vivono molto nell’istante, e l’idea di essere in una sorta di “ricerca” non le galvanizza: non si entusiasmano all’idea di andare a caccia della pepita nella miniera scalcagnata, e il tipo di apprendistato che noi sognavamo probabilmente a loro sembra noioso o troppo impegnativo perché ne valga davvero la pena.
E non è perché non siano intelligenti o non vogliano lavorare sodo (solo chi non parla con qualcuno sotto i 25 anni da un decennio può crederlo), ma perché le grandi piattaforme digitali ci hanno fregato per anni, manipolando il nostro cervello, soprattutto il modo in cui accediamo ed elaboriamo le informazioni, e, anche se chiunque usi internet ne è colpito, le generazioni nate dopo l’avvento dei social ne subiscono le conseguenze in modo sproporzionato.

Ma ho scoperto qualcosa anche su me stessa.
Quando questa ragazza mi ha chiesto dove poteva trovare fonti e materiali affidabili, mi sono resa conto di non sapere bene cosa risponderle, perché ho percepito in quel momento che le cose che consiglio di solito non sono affatto pensate per le esigenze di questa generazione e che non avevo sentito il bisogno di seguire WitchTok o i vari influencer, anche solo per farmi un’idea di quali siano quelli più validi.
Per quanto abbiamo cercato di fare l’esatto opposto, sembra che in qualche modo abbiamo fallito nel tentativo di rendere la strada più facile per queste giovani streghe e io sono l’ultima a poter lanciare la prima pietra, visto che l’idea stessa di fare un video su TikTok mi fa venire l’orticaria.

La stregoneria oggi tra algoritmi e caos digitale

Sembra che la stregoneria oggi sia, come le notizie affidabili, nascosta sotto la pura sovrabbondanza di spazzatura digitale e algoritmi che spingono solo ciò che è al servizio del tipo di capitalismo cannibale che sta divorando le nostre democrazie e il nostro discernimento a velocità folle; e se è vero che l’occulto è per sua natura “nascosto”, questa verità che un tempo accendeva la scintilla della scoperta è ora sostituita da una cacofonia di intrattenimento al sapore di plastica che ti fa credere che sia tutto lì.
La fiaba non comincia nemmeno.

Non ci sono risposte in questo articolo, solo domande.
(E no: un video su TikTok non lo farò comunque.)

 

[Credits immagine principale: frame dall’anime “WitchWatch”]

Media not available

Fai quell’incantesimo. (E tieni la bocca chiusa).

Molti di noi hanno una conoscenza almeno superficiale di quelli che di solito vengono chiamati i quattro pilastri della Stregoneria o, più recentemente, la Piramide delle Streghe: Sapere, Volere, Osare, Tacere.

Nell’era dei social media e dei frenetici tentativi di catturare l’attenzione, sempre più fugace, delle persone, l’ultima parte di questo invito, pronunciato per la prima volta dall’occultista Eliphas Levi in Magia Trascendentale, tende a perdere capacità persuasiva. Il silenzio, mio caro Eliphas, oggi non rende molto, a meno che non arrivi accompagnato da un balletto accattivante su TikTok e da un filtro che ti trasforma in gatto.

Eliphas, ne sono certa, avrebbe spaccato sui social.

Il valore del silenzio nella pratica magica

Ho sempre sottoscritto l’idea che la stregoneria, per definizione, non possa avere leggi in senso prescrittivo, ma solo osservazioni consolidate su cosa tende a funzionare e cosa no, e questo vale anche per l’ultima delle esortazioni contenute nella piramide: tacere riguardo al proprio lavoro magico.

Non credo che rivelare apertamente scopo e struttura di un incantesimo prima che esso abbia raggiunto il suo obiettivo finisca sempre male (alcuni tipi di incantesimi di seduzione o di maledizioni potrebbero persino sfruttare a proprio vantaggio l’effetto di avvertire in anticipo il proprio bersaglio), ma si può tranquillamente affermare che, in termini di efficacia, non è generalmente una buona idea.

Basta che funzioni 

In quanto arte che si occupa soprattutto di far funzionare le cose, indipendentemente da quanto possano apparire belle o caotiche o da quanto senso logico sembrino avere, la stregoneria non richiede lunghe spiegazioni filosofiche sul perché, in linea di massima, certe cose sembrino funzionare meglio di altre, né speculazioni sui motivi dietro a quella sensazione condivisa da molti secondo cui scegliere un certo modo di agire sembri semplicemente allinearsi meglio con le forze in gioco. Se funziona, chi se ne importa, giusto?

Eppure molti stregoni e streghe tendono a essere dei tipi un po’ nerd (dobbiamo dare la colpa ai GdR? O al fascino antico e universale dei libri contenenti magia proibita?), e così ci piace immensamente cercare di sbirciare dietro il sipario per intravedere cosa faccia girare gli ingranaggi della magia, per scrutare il misterioso dipanarsi dell’universo.

Gli incantesimi sono creature fragili

La maggior parte dei praticanti con cui ho discusso di questo argomento ha asserito di sentire che un incantesimo, soprattutto immediatamente prima e dopo essere stato lanciato, abbia bisogno di protezione da un’eccessiva esposizione. Come un germoglio ancora fragile che spunta dal terreno, o un soufflé capriccioso che si gonfia in forno, sembra che un incantesimo appena nato possa essere ucciso da troppa attenzione: ogni volta che il suo nome viene pronunciato è come un’annaffiatura eccessiva o un’ansiosa regolazione della temperatura.

Personalmente, sono giunta alla conclusione che un incantesimo è una creatura e, come tutte le creature, soprattutto quelle che non sono saldamente ancorate a un corpo fisico, può essere influenzata e modellata dalle opinioni, dai sentimenti e dalle aspettative degli altri. Questo processo, come qualunque genitore attento e premuroso potrebbe dirvi, è particolarmente rilevante quando si tratta di creature molto giovani, che devono ancora trovare la forma che desiderano abitare in questo mondo.

Vi è mai capitato di tenere per voi una nuova idea o un progetto nascente fino a quando non vi è sembrato abbastanza solido da resistere all’attenzione altrui e ai capricci del caso senza esserne distorto? Sono sicura di sì, e che quindi capiate bene di cosa sto parlando.

Intento, forma e ansia sociale

Quando un incantesimo viene al mondo è imbevuto di un intento adamantino ed è focalizzato su uno scopo preciso: non ha bisogno di fermarsi ad ascoltare ogni cosa che viene detta su di lui, di preoccuparsi che la forma che sta assumendo non corrisponda a quella che gli altri si aspettano o di confondersi con le emozioni contrastanti che gli vengono cucite addosso.

Vogliamo che il nostro incantesimo assuma la forma che funzionerà meglio al momento e che navighi con fierezza, o avanzi con civettuola sinuosità, verso il suo obiettivo. Non vogliamo certo che venga travolto da confusione esistenziale e da un’invalidante ansia sociale: a questo provvediamo già noi esseri umani, con rara maestria.

Silenzio per proteggere (anche) noi stessi

Ci sono però altri motivi per osservare il silenzio in magia, al di là delle preoccupazioni sull’efficacia. Motivi che potremmo aver creduto non più rilevanti nelle società democratiche contemporanee. E se lo abbiamo creduto, eravamo in errore.

L’assassinio di Charlie Kirk (se non sapete chi fosse vi invidio, consultate Google a vostro rischio e pericolo) ha agitato la comunità pagana la scorsa settimana, quando, poco dopo la diffusione della notizia della sua morte, ha cominciato a circolare sui social un articolo di una piattaforma online di media a indirizzo femminista, datato a qualche giorno prima. Nell’articolo le autrici descrivevano il processo di contattare streghe che offrivano i loro servizi su Etsy, per poi pagarle perché maledissero Charlie Kirk. Il tutto con un tono scherzoso, punteggiato da un sottotesto di speranza: “Eh, e se poi funzionasse?”.

Non posso linkare l’articolo perché, dopo il polverone iniziale, è stato rapidamente rimosso dal sito di Jezebel e la questione è stata affrontata con un comunicato pubblico.

Magia e discrezione in tempi moderni

Non sono qui per parlare di Charlie Kirk, della sua morte o per buttare lì qualche frase di circostanza sulla violenza politica; voglio invece usare questo esempio per spiegare perché la stregoneria si pratica meglio nel silenzio, anche nelle democrazie “occidentali” contemporanee.

Le conseguenze dell’articolo di Jezebel riassumono perfettamente gli effetti indesiderati che possono derivare dall’essere un po’ troppo aperti su ciò che bolle nel nostro calderone: persone prima indifferenti iniziano a chiedersi se vendere incantesimi debba essere legale, paure ataviche (e mai davvero sopite) cominciano a risvegliarsi persino negli animi dei più convinti razionalisti e i fondamentalisti religiosi sentono il profumo di un’opportunità d’oro.

Per quanto l’uomo o la donna moderni possano giurare di considerare la magia solo una specie di psicologia particolarmente colorata o, nel peggiore dei casi, un’illusione che colpisce persone con capacità intellettive sotto la media, c’è qualcosa di profondamente radicato in loro che li porta a reagire con una sana dose di cautela. Se non volete credere a me, provate semplicemente a chiedere a qualcuno se vi darebbe una ciocca di capelli perché possiate maledirlo. Scoprirete che pochissimi accetteranno e che la maggior parte di quelli che lo faranno saranno spinti più dal desiderio di dimostrare di essere al di sopra di certe cose che da un autentico disinteresse, come un bambino che stringe i denti prima di un’iniezione e poi giura di non aver mai avuto paura.

Magia accettata? Non proprio.

Nonostante gli sforzi per presentarla come un passatempo del tutto innocuo, alimentato da una spiritualità pura (e talvolta eccessivamente stucchevole), le democrazie più progressiste non sono ancora pronte ad accogliere davvero la magia e, se la stregoneria come religione (nelle sue molte varianti) ha trovato una certa accettazione, la pratica della stregoneria resta ancora saldamente ai margini.

Ricordare al grande pubblico esattamente PERCHÉ quella parte antica del loro cervello rifugge da ciò che facciamonon è una buona idea e, nell’attuale clima politico, offre ai fondamentalisti religiosi al potere la scusa perfetta per scatenare contro noi eretici il livello di discriminazione che hanno sempre sognato.

Uscire allo scoperto, ma con giudizio

Uscire allo scoperto (se la vostra società, il vostro lavoro e la vostra famiglia ve lo consentono) è una cosa meravigliosa e non vi sto affatto scoraggiando dal farlo, io stessa sto scrivendo pubblicamente di stregoneria sul mio sito con il mio nome ben in vista, ma gli incantesimi destinati a raggiungere il loro obiettivo non dovrebbero essere forgiati in un laboratorio stregonesco con la cucina a vista.

Attivismo e magia non sono la stessa cosa

“E cosa dire riguardo agli incantesimi legati all’attivismo, che dovrebbero ricercare la massima pubblicità e diffusione?”, posso immaginare che alcuni di voi si stiano chiedendo. Beh, il fatto è che attivismo e stregoneria sono due arti diverse che funzionano in modi differenti, e mi duole dirlo ma la stragrande maggioranza degli incantesimi concepiti per essere diffusi ovunque non è proprio ben concepita, dal punto di vista magico.

Personalmente trovo che persino campagne pubbliche come queste abbiano bisogno di un nucleo segreto, uno scheletro nascosto che le manovri, se vogliono avere qualche possibilità di colpire davvero il bersaglio: l’attenzione diffusa è il carburante, ma qualcosa che non è visibile al pubblico deve stare al timone.

Potreste dire che è un po’ subdolo nascondere il cuore di un lavoro magico proprio a coloro che dovrebbero essere nostri alleati, e potreste anche avere ragione, ma io sono una strega: cosa vi aspettavate?

Create. Incantate. Poi tacete.

Osservate la vostra vita e il mondo intorno a voi per decidere, con chiarezza, saggezza, un pizzico di malizia e un profondo senso di responsabilità, quali incantesimi creerete. Fatelo.
Poi state zitti.


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Chi ha paura del Demonio?

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Magia, stregoneria e paure nei praticanti moderni

Frequentando gli spazi dedicati ai praticanti di magia e stregoneria sul web, ci si aspetterebbe di trovare ricettine di dubbio gusto, una morale quantomeno elastica e un senso dell’umorismo che tende al grottesco. Tra tutte le cose, insomma, di cui una strega potrebbe avere paura (il costo delle candele in cera d’api, gli escursionisti che ti sorprendono nei boschi con le pudenda all’aria, i meeting del popolo della famiglia…) il Demonio è proprio l’ultima cosa a cui verrebbe da pensare.

Eppure…

Sono rimasta davvero sorpresa di constatare quante persone che sostengono di abbracciare queste pratiche, seguendo tradizioni e percorsi diversi, siano letteralmente ossessionate dall’idea del Maligno che si annida in ogni anfratto, in ogni evento della vita quotidiana che possa anche solo vagamente suggerire una sensazione di inquietudine.

Un gruppetto di adolescenti disegna un sigillo copiato da Full Metal Alchemist sul muro di una casa abbandonata? Satanismo. Tua cognata ti guarda storto perché le hai finito la Nutella? Maleficio. Hai trovato un calzino sporco sulla soglia di casa? Magia nera, che più nera non si può.

Paure e superstizioni: il ritorno del Medioevo?

Di fronte a questi segnali oscuri, fioccano sempre i consigli e gli avvertimenti più funerei e sibillini:

“Con certe cose è meglio non avere a che fare…”
“È sicuramente woodooh/wudù/vdù!!” (che si chiama così perché lo scrivi un po’ come vuoi tu)
“Non so cosa sia (e quella cacca di piccione a lato sembra un po’ una runa e un po’ un esagramma di Salomone) ma è sicuramente terribile!”
“È un rito satanico”
“BRUCIALO!!!”

Alla luce di questo fenomeno, non credo sia un azzardo dire che se Jacob Sprenger tornasse dall’al di là, alla ricerca di un compagno fidato per le proprie scorribande, sarebbe quantomeno confuso sul da farsi: “Non saprei, cari fondamentalisti cristiani: sicuro, vi date da fare, ma queste streghe da oratorio pare che ve le suonino di brutto sul versante della paranoia. Davvero, non saprei chi scegliere…”

(immagine tinder di Sprenger con i suoi interessi)

Le prime fasi del cammino magico: tra fascinazione e timori

Quando si fanno i primi passi sul percorso, è sicuramente normale portare con sé le paure, i pregiudizi e i condizionamenti che ci sono imposti sin da bambini, per il fatto stesso di essere nati all’interno di questa cultura: si vive un curioso periodo di ambivalenza in cui da un lato sentiamo la parte più autentica di noi sbocciare a ogni incantesimo e a ogni libro letto, mentre dall’altro sentiamo un sottofondo di senso di colpa e di incertezza, quasi come se il cielo potesse caderci sulla testa da un momento all’altro a causa della nostra hybris nel cercare di toccare qualcosa di proibito.

È normale, dunque, e suscita quasi tenerezza (soprattutto quando si tratta di persone molto giovani), tuttavia questo dovrebbe rappresentare una prima fase del proprio percorso, un guardiano della soglia che va affrontato e compreso.

Quando questo terrore continua ad attanagliarci le viscere, è il segnale che c’è qualcosa che non va, che invece di uscire dalle nostre gabbie le abbiamo solo decorate un po’ e abbiamo lasciato che la paura rinforzasse ancora di più le sbarre.

Quando abbiamo bisogno che la nostra magia sia rassicurante e di una chiara linea di demarcazione tra “magia bianca” e “magia nera”, ci stiamo raccontando la favola della Strega Bianca.

Il problema della paura coltivata nell’età adulta

Se risulta facile capire per quale motivo i nuovi arrivati possano nutrire queste inquietudini, lo è molto meno comprendere perché ci siano persone, anche di età decisamente matura, che si ostinano a spargere il panico ogni volta che vengono toccati questi argomenti.

Ci ho pensato a lungo e credo che in parte sia dettato da un meccanismo adolescenziale di ricerca di attenzione, un po’ come quando al liceo ci si scambiano i racconti di sedute spiritiche e di esplorazione di case infestate per sentirsi fichi e apparire persone vissute “che hanno visto cose”.

A un livello più profondo, però, si trova probabilmente il desiderio di vedere riaffermati i rigidi confini che ci si è imposti e di mettere a tacere il proprio travaglio interiore per qualche istante, riconfermando a sé stessi e al mondo che si è dalla parte giusta.

Ogni volta, però, che rafforziamo questa narrativa, che nutriamo queste paranoie, non stiamo facendo altro che cedere il nostro potere personale alle nostre paure, dando loro sempre di più la capacità di controllarci.

Ogni volta che diciamo “questo è sbagliato”, senza mettere in discussione le nostre idee preconcette e la radice del nostro giudizio, ci stiamo comportando da fedeli che adorano un dogma imposto da altri.

Curiosità vs paura: il segno del vero praticante

Da cosa si riconosce un vero praticante di magia o di stregoneria?

Lo riconosci perché di fronte a uno strano artefatto trovato sulla porta di casa, puoi vedere accendersi nel suo sguardo, prima di ogni altra cosa, la scintilla della curiosità; il desiderio di scomporre il residuo di quell’incantesimo come un orologiaio, per comprenderne il funzionamento.

Tutto quello che viene fatto, in fondo, si può disfare, modificare, ribaltare… ma una maledizione noiosa e priva di inventiva è un peccato imperdonabile.

Lo riconosci perché quando l’evocazione funziona, anche nel bel mezzo della breve paralisi dettata dal terrore, una parte del suo animo esulta presa dall’esaltazione.

Non si può fare magia con il preservativo: se si è troppo affezionati ai propri limiti, se si vuole stare trincerati nel fortino sicuro delle proprie convinzioni… tanto vale lasciar perdere.

Il Demonio, la stregoneria e il vero volto della ribellione

E sì, certo, l’immagine cristiana del Diavolo è il risultato del convergere di più figure precristiane, tra cui diverse divinità pagane, ma c’è un motivo se al Sabba veniva una divinità cornuta, sovversiva e lussuriosa, invece di Giove sorridente e con la saetta in mano.

La verità è che, se anche per assurdo volessimo accettare la visione religiosa del cristianesimo o di altri monoteismi di origine abramitica, la pratica della stregoneria sarebbe sempre molto più vicina al Nemico, all’Avversario, piuttosto che a una divinità onnisciente e onnipotente di pura luce.

Perché noi saremo sempre quelli che la mela l’hanno voluta mangiare e che preferiscono “il paradiso per il clima e l’inferno per la compagnia”.

Le vere atrocità non hanno bisogno del Diavolo

Ha senso temere il Maligno quando le multinazionali testano i farmaci sui bambini poveri? Quando in molti negano la Shoah? Quando i governi riducono le popolazioni indigene alla fame e alla malattia? Quando il business dello sfruttamento sessuale minorile è sempre più florido?

Suvvia, gli esseri umani riescono benissimo da soli a fare schifo: lasciamolo in pace questo povero Diavolo.


La Strega Bianca è una stronza

Diciamoci le cose come stanno, la stregoneria sta tornando di moda.
Molti ricordano ancora, con un misto di tenerezza e orrore, la grande ondata dell’inizio degli anni 2000 (il periodo dei Forum di discussione, delle Morgana che spuntavano come funghi e del Potere del Trio), ed ora la Storia si ripropone, come è sua abitudine, simile, ma mai uguale a sé stessa.

Mentre all’inizio di questo millennio era la cosiddetta Wicca eclettica ad essere al centro dell’attenzione[1], ora è senz’altro la Strega sotto i riflettori e, nello specifico, la Strega Bianca.
In realtà non è tanto il termine di per sé (che viene utilizzato solo in determinati contesti) ad essere così fortemente presente, quanto il contenuto che esso veicola: quello che un giocatore di ruolo definirebbe “la costruzione del personaggio”. In pieno spirito post-moderno, infatti, il rifiuto di totale di ogni titolo e definizione (a meno che esso non sia talmente ampio da essere generico, o talmente frammentato in infinite varianti da perdere qualunque utilità descrittiva) porta le persone a non volersi legare stabilmente ad un’unica denominazione, preferendo l’utilizzo di una serie di nomi che evocano delle emozioni simili; in un gioco in cui ad essere centrale non è ciò che facciamo, ma l’immagine di noi che vogliamo presentare a noi stessi e al mondo.

 

In altre parole ci sentiamo speciali, senza neanche sapere bene perché, e cerchiamo un’immagine che susciti in noi delle reazioni abbastanza forti da emozionarci, ma con dei contenuti abbastanza vaghi da non richiedere grandi riflessioni o azioni concrete. Andiamo a caccia di quella sensazione sfuggente che proviamo quando vediamo il sorriso evanescente di Galadriel sullo schermo: cerchiamo l’ologramma a cui sovrapporci, senza che ci venga richiesta la fatica, l’impegno e l’analisi interiore di un percorso che abbia una qualche forma di sostanza.

La figura della Strega suscita in tutti noi delle reazioni ambivalenti: da un lato ci attraggono il suo aspetto selvaggio, la comunione con il mondo naturale, il senso di potere e di mistero; dall’altro le ombre che si celano all’interno di questi medesimi aspetti ci inquietano e ci repellono.
Questa è una storia antica. Antica quanto i balli sotto la luce della luna e le risate trasportate dal vento notturno.

Da un punto di vista storico e sociale, potremmo parlare di tutti gli aspetti legati alla demonizzazione dell’aspetto selvatico e indomito del femminile e dei processi che hanno portato a creare lo stereotipo della strega dal naso adunco che divora i bambini; ma è a un livello ancora più profondo e atavico che dobbiamo andare a cercare l’origine di questa storia.

La Stregoneria è una pratica che si muove negli spazi di confine: si insinua nei silenzi che calano di notte al centro degli incroci, negli attimi sospesi tra un respiro e l’altro.
La Stregoneria non può esistere nella sua pienezza laddove sia imposta una rigida suddivisione tra luce e ombra, tra creazione e distruzione, perché la sua natura è quella che porta a danzare sull’orlo dell’abisso, a sporcarsi le mani con la materia grezza e il suo decadimento e a guardare oltre i confini del cielo.

 

Immaginare una Strega Bianca come una creatura di luce che si erge al di sopra dei limiti del nostro mondo, che dissolve le proprie ombre tramite l’amore e la compassione, che non ha bisogno di misurarsi con la realtà del dolore, della morte, dell’ingiustizia e della rabbia perché ormai è “oltre” tutto questo, significa non solo negare alla radice la natura stessa della stregoneria, ma anche intessere un inganno tanto subdolo quanto pericoloso.

Significa voler mettere a tacere l’inquietudine generata dall’idea stessa di stregoneria, dalla riscoperta del proprio potere e degli aspetti più selvaggi di sé, soffocandola sotto una densa coltre di brillante zucchero filato. Se la storia ci ha insegnato qualcosa, però, è proprio che le azioni peggiori vengono compiute da chi si convince di rappresentare il bene superiore e la vera luce.

[1] Volendo essere pignoli, la Wicca eclettica non è propriamente Wicca, se non nel senso che si ispira a quelle pratiche e a quella visione del mondo, ma questo è un argomento che in questo contesto non ci interessa approfondire.

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Le nostre antenate non sono state bruciate, affogate, impiccate e torturate perché abbracciavano gli alberi e sorridevano soavemente agli scoiattoli. La maggior parte di loro sono morte perché praticavano aborti, perché con la contraccezione cercavano di impedire che l’ennesima gravidanza si portasse via una donna sfinita, perché volevano godere della loro sessualità e della loro libertà come esseri umani, perché, in un mondo tutt’altro che perfetto, sapevano bene che talvolta bisogna sporcarsi le mani per fare ciò che è giusto, o anche solo per garantire la propria sopravvivenza e quella delle persone a sé vicine. Sapevano bene che la stregoneria è spesso l’unico riscatto degli emarginati e degli oppressi.

Oggi viviamo in un mondo per molti versi decisamente migliore, ma ancora tutt’altro che perfetto. Oggi come allora la stregoneria è ancora un percorso di luce e ombra, di responsabilità personale, di carne e sangue: è un percorso in cui non esistono risposte facili.

La Strega Bianca, assieme a tutte le illusioni che le vorticano attorno, ci illude di essere libere; di essere allo stesso tempo potenti e al sicuro da noi stesse e dalle brutture di questo mondo. Se grattiamo appena sotto la superficie ci accorgeremo di come, in realtà, sia sempre la stessa, vecchia, gabbia: se sei una brava bambina tutti ti vorranno bene, se sei buona non ti può succedere nulla di male, se accetti di stare dalla parte giusta, di parteggiare per il “bene”, allora non potrai mai sbagliare.

La Strega Bianca è una stronza, che sa benissimo come usare le nostre paure per spingerci a vivere una vita a metà, una vita in cui nascondiamo in profondità tutto ciò che ci spaventa e ci concentriamo sul mantenere una superficie liscia e luminosa, che nasconda i nostri segreti.

La Strega Bianca è una stronza, e forse è l’unica che dovremmo davvero bruciare.